Quando l’ostetrica fa la differenza: la storia di V.

Quando l’ostetrica fa la differenza: la storia di V.

Rivolgiti all’ostetrica per l’assistenza in gravidanza, l’ostetrica non è solo “quella che fa nascere i bambini” !!! L’ostetrica cura la preparazione fisica della donna in vista del parto ma non solo!!! 

Si prende cura anche della preparazione psicologica all’incontro con il bambino. Si occupa di costruire insieme alla mamma un NIDO FISICO ED EMOTIVO che possa accogliere il bambino in arrivo.

Vi presento la storia di una mamma che ho assistito nel percorso della sua gravidanza. La mamma si chiamerà V. per motivi di privacy.

Incontro V. nel corso della sua seconda gravidanza alla 30ma settimana. 

E’ una donna minuta, timida, ha un tono di voce molto sottile e i suoi occhi sono languidi. Dopo averla accolta nella sala delle visite ed esserci sedute una di fronte all’altra, inizio a porle delle domande: dove vive, chi le ha consigliato di venire da me, a che settimana è, come si sente. V. risponde alle mie domande come ad un esame di maturità: è seguita dall’ambulatorio ospedaliero, ha fatto tutti gli esami raccomandati per la gravidanza inclusa l’amniocentesi consigliatale per la sua età. Mi riporta che i medici le hanno detto che il bambino sta bene. ( Non è la prima volta che una donna cerca la mia assistenza nonostante sia già seguita presso un ambulatorio ospedaliero o da un ginecologo privato)

Mentre V mi racconta di se, percepisco che c’è qualcosa di molto importante che la turba e le chiedo, nonostante sia il nostro primo incontro, di fidarsi di me perché vorrei aiutarla.

V. mi rivela quello che non aveva detto a nessuno: il bambino che lei aspetta non è un bambino che desiderava e non è felice per il suo arrivo. Dopo il primo figlio, che adesso ha 3 anni, stava ricominciando a lavorare, ad avere più spazio per sé stessa e non accetta di riprendere tutto da capo. Tutti intorno a lei sono entusiasti della notizia invece lei è arrabbiata con se stessa, mi dice che avrebbe dovuto prevederlo e si sente terribilmente in colpa nei confronti del primo figlio che sente di trascurare.

V. non ha mai detto a nessuno cosa prova realmente per l’arrivo di questo bambino sentendosi in colpa di non provare quello che provano le donne in attesa del figlio. Nessuno aveva accolto questa sua insicurezza e spesso la gravidanza si presenta proprio come un epoca di crisi “transizionale” dove emergono conflitti tra la nuova vita e quella passata.

V. da me non si sente giudicata e scopre un approccio terapeutico differente da quello ricevuto dai medici incontrati fin ora; si sente accolta e di poter parlare anche di lei.

Il rapporto con il marito è altalenante: lui ha un lavoro che gli richiede di rimanere fuori casa per tutto il giorno e V. non gli manifesta le sue preoccupazioni per non sovraccaricarlo; allo stesso tempo lo vorrebbe più vicino e più presente nella vita famigliare.

I genitori di V. nonostante cercano di esserle di aiuto, non riescono a trasmetterle la “cura” e V. li chiede aiuto solo quando indispensabile e in quelle poche occasioni, nascono dei litigi.

V. è già molto affaticata dalla gestione famigliare con il primo figlio e sente di non farcela con l’arrivo del secondo. V. dorme pochissime ore per notte ormai da mesi!!

Inizia da questa prima visita un percorso di assistenza ostetrica che si prenderà cura di V. fino al post partum, accogliendo la sua parte fragile e sostenendo le sue capacità e le sue risorse.

Ritengo necessario che V. sia supportata anche ad una psicologa di cui ho piena fiducia e le fisso un incontro affinché possa conoscerla. V. successivamente ne apprezzerà la grande disponibilità e gli strumenti che la psicologa le porge per raggiungere una maggiore consapevolezza di sè stessa.
 

V. appare molto affaticata in tutto il corso della gravidanza ed ha bisogno di rimanere in continuo contatto con noi, di sentire che le siamo vicine affinché possa trovare la forza. Perciò incontro V. ogni mese e quasi ogni giorno sente telefonicamente la psicologa. 

Sia io sia la psicologa lavoriamo in regime libero professionale e questo ci permette di dedicare il tempo necessario ad ogni mamma, anche se questo include un’assistenza giornaliera per mesi. Questa opportunità difficilmente viene riservata alle donne seguite presso un ospedale o un consultorio, per ragioni di tempo e mancanza di risorse.

V. ritrova un equilibrio e, nonostante la paura del post partum la terrorizzi ancora, adesso sente di aver trovato degli strumenti per farcela e di poter contare sul nostro aiuto.

Durante le visite periodiche trovo sempre spazio per dei lavori corporei con lei, affinché V. si possa rilassare ed entrare in contatto con il bambino. Le visite rappresentano per lei uno dei pochi momenti in cui si dedica del tempo e scopre la bellezza dell’attesa.

V. durante le visite, si accarezza la pancia, si mette in ascolto dei movimenti del bambino, riesce a concedersi pensieri positivi sul bambino. Il bambino cresce regolarmente, i suoi movimenti sono molto delicati, quasi come se non volesse disturbare la mamma, permettendole di prendersi il tempo necessario per conoscerlo e accoglierlo fisicamente ed emotivamente.

Quando mancano poche settimane al termine della gravidanza V. ha già apportato tanti cambiamenti che l’aiuteranno ad accogliere meglio questo bambino e a fare meno fatica: ha riorganizzato la sua routine quotidiana, è riuscita a prendersi dei momenti per sè stessa, ha coinvolto il marito nella cura della famiglia, ha preso consapevolezza del suo rapporto con i suoi genitori e inizia a preparare il necessario per il parto.

Quando nasce V è radiosa e contenta di vedere che il piccolo sta bene nonostante abbia continuato a fumare e il terreno emotivo non sia stato rose e fiori.

E’ un bambino attivo, sveglio che si attacca subito al seno e, come per i 9 mesi di gravidanza, continua ad essere un bambino pacato e paziente. V. è una mamma premurosa che fa il suo meglio per prendersi cura di entrambi i suoi figli. L’ossitocina ad ogni poppata la travolge e tra di loro c’è uno scambio di teneri sguardi e gesti gentili e premurosi.

Insieme alla psicologa abbiamo offerto il giusto supporto a V. che, le ha permesso di non reprimere la sua emotività ma di esprimerla e accettarla. Questo ha sicuramente influenzato in maniera positiva il decorso della gravidanza.

*Non assisto solo le gravidanze fisiologiche: la mia assistenza è dedicata anche alle gravidanze patologiche, a costruire una nicchia di fisiologia e a saper riconoscere i segnali che indicano che qualcosa non sta andando bene e prevenire la patologia.


Benché tutte le leggi esaltino la libertà della scelta della donna, le pratiche assistenziali sono operatore-centriche e la donna diventa inevitabilmente un oggetto, oggetto di preoccupazione, di diagnosi e terapie, oggetto incapace di intendere e di volere, oggetto da controllare e tutelare.

 

Verena Schmid

Se ti è piaciuto il mio articolo, CONDIVIDILO grazie!

Lascia un commento